Indirizzarsi per scegliere


Decrescita infelice o felice?
agosto 25, 2010, 5:35 pm
Filed under: politica

Alla II conferenza internazionale sulla decrescita tenutasi a Barcellona il 26 e 27 marzo di quest’anno si sono accentuate le diversità delle anime che le hanno dato vita.
Come faceva rilevare Mauro Bonaiuti in Rivoluzione Democratica, infatti, si è contrapposta all’anima degli attivisti del movimento, quella composta dalle ONG , dalle Università, dalla Ricerca e dalla cosi detta Economia ecologlca.
Questa seconda anima con forti capacità organizzative, progetti e finanziamenti, ha suscitato speranze, ma anche perplessità, tra i militanti per la sua visione della decrescita “come necessaria transizione verso una economia compatibile con i limiti imposti dalla biosfera ( molti parlano a questo proposito di transizione verso uno “stato stazionario”) senza che, tuttavia, questo comporti una rimessa in discussione delle istituzioni esistenti (capitalistiche)”.
Queste organizzazioni, fa notare ancora Bonaiuti, hanno mostrato, sin’ora, scarso interesse per la critica della società e delle istituzioni esistenti.
Mentre, speculare a questo mondo c’è il vasto panorama degli attivisti, di coloro che spesso praticano la decrescita nei mille rivoli dell’associazionismo e delle buone pratiche. Di coloro che sentono l’esigenza di preservare l’ambiente e la natura, prefigurando, in associazioni, piccoli gruppi od anche come testimonianza individuale, stili di vita completamente differenti da quelli consumistici classici.
Tale dicotomia, credo, allontani la prospettiva, auspicata a Barcellona, di una eventuale costituzione di una rete internazionale della decrescita.

Paolo Cacciari nel suo saggio (per Carta edizioni) ” Decrescita o Barbarie” si colloca, decisamente, con l’anima dell’ economia ecologica , dell’ università e ricerca, delle organizzazioni non governative. Prende spunto, infatti, la sua analisi da Giorgio Ruffolo (noto ed esperto economista, uno degli assertori dello stato stazionario) che è il capofila dei sostenitori di una decrescita, per così dire, senza aggettivi, che sostiene come “le capacità di ristrutturazione/trasformazione dei sistemi complessi e aperti all’innovazione tecnologica come lo è il capitalismo democratico siano infinite”.
Schematizzo al massimo il Cacciari pensiero: per ridurre l’abnorme consumo di territorio dovuta all’urbanizzazione diffusa ( che secondo il sole 24ore dal 1990 al 2005 ha visto una riduzione del suolo agricolo del 22% in Emilia Romagna, in Liguria del 45%….!) ad esempio e/o più in generale per tutte le grosse questioni che attanagliano e pesano sulle condizioni esistenziali e di vita delle persone occorre andare ad una sorta di nuovo “bioumanesimo” e produrre una duplice rivoluzione.
Una economica: la decrescita ed una politica: la non violenza attiva.
Il tutto senza catastrofismi, ma sopratutto, senza velleitari estremismi, avendo fede nella capacità rigenerativa di un capitalismo innovato dalla tecnologia.
Sempre schematicamente, la decrescita, per Cacciari, è, poi, felice perche la felicità sta nel consumo. A favore di questa tesi cita la scuola economica classica dei marginalisti ( l’utilità dell’ultima dose del bene assunta ti rende sazio e felice), ed anche Hobbes del Leviatano (“La felicità è un continuo progredire del desiderio da un oggetto ad un altro non essendo il conseguimento del primo che la via verso il seguente”).

Anche Badiale e Bontempelli nel loro saggio “Due vie per la decrescita” sembrano sostanzialente rifarsi alla impostazione dell’anima dell’economia ecologica della Conferenza di Barcellona.
Gli autori, infatti, ritengono sbagliata la contrapposizione che viene fatta tra “famiglia premoderna” basata su un modo di produzione collettivistico agricolo-pastorale anacronistico e conservatore, e “famiglia mononucleare moderna ( cittadina)” che fa crescere il prodotto interno lordo, i cui componenti sono sempre di corsa nel tourbillon lavora-consuma – e-crepa, eterodiretta dalla pubblicità, come fattore di progresso.
Così pure, tragicamente errata, per Badiale e Bontempelli la concezione di una decrescita che rifiuti sia lo stato che il mercato.
Maurizio Pallante, esponente di spicco del Movimento per la Decrescita Felice, respinge tali critiche. L’ MDF non è reazionario, non rifiuta la modernità, non vuole, però essere classificato come progressista. Rifiuta la contrapposizione progresso/reazione. Non rifiuta, ma si propone soltanto di ridurre l’invadenza totalizzante dello stato e del mercato.

Questo dibattito non è astratto, le contraddizioni da crescita selvaggia e senza regole sono davanti a noi in tutta la loro violenza, non occorre elencarle.
Da tempo è nata una corrente, non solo di pensiero, che viena definita Ecocapitalismo, che tenta di far volgere il profitto verso attività produttive “alternative” per uso di fonti energetiche rinnovabili,
per finalità e modalità della produzione e del prodotto.
Sul piano politico, anche nel nostro paese, ne è scaturita una definizione empirica e non ben specificata: la Green Economy che dovrebbe costituire parte irrinunciabile nei programmi di governo, ai vari livelli, per chi la enuncia.

L’auspicio, per tutti qualunque opinione abbiano, è che le proposte concrete di cambiamento inizino a prendere forma…………..

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1 commento so far
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sicuramente interessante!

Commento di Cesare




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